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Queen – JAZZ

28 Giugno 2006

Tracklist:

1 – Mustapha (Mercury)
2 – Fat Bottomed Girls (May)
3 – Jealousy (Mercury)
4 – Bicycle Race (Mercury)
5 – If You Can’t Beat Them (Deacon)
6 – Let Me Entertain You (Mercury)
7 – Dead On Time (May)
8 – In Only Seven Days (Deacon)
9 – Dreamer’s Ball (May)
10 – Fun It (Taylor)
11 – Leaving Home Ain’t Easy (May)
12 – Don’t Stop Me Now (Mercury)
13 – More Of That Jazz (Taylor)

In rosso sono indicati i brani già ascoltati durante puntate di WAH WAH.

Vi ha suonato:
FREDDIE MERCURY – Voci, pianoforte.
BRIAN MAY – Chitarre, voci.
ROGER TAYLOR – Percussioni, voci.
JOHN DEACON – Basso, voci.
Prodotto dai QUEEN e ROY THOMAS BAKER. Ingeniere del suono: GEOFF WORKMAN.
Scritto e registrato tra Luglio e Ottobre del 1978 a Montreux (Svizzera) nei Mountain Studios e Nizza (Francia) nei Super Bear Studios.
Copyright delle incisioni: Raincloud Productions Ltd.
Edizioni: Queen Music Ltd. / EMI Music Publishing Ltd.

Ultimo album dei Queen negli anni ’70, JAZZ è l’album della fine della “certezza identitaria” percepita fino a quel momento dai loro fans storici. Sono lontani ormai quei Queen con le lunghe chiome fluenti e i vestiti sgargianti, nobili ed erranti difensori dei precetti art e progressive della terra d’Albione. Una decade è irrimediabilmente al termine e i Queen sono ormai assestati saldamente sui loro allori concentrando i loro sforzi al lato patrimoniale e fiscale del gruppo-impresa (nel solo anno fiscale 1978/79 arrivano a guadagnare 690.000 sterline): hanno creato la loro società editoriale; approntato un nuovo autonomo management con a capo Jim Beach; e acquistato gli amati Mountain Studios a Montreux. Siamo di fronte nel 1978 a quattro confermate rockstars, meno “affamate” di gloria, rilassate e che sentono il peso opprimente della routine a schiacciare la loro creatività e minare i loro rapporti interni. I litigi per i soldi e le royalties sono episodi ormai quotidiani di risentimento e odio reciproco. “Si arrivava a litigare su ogni nota, io stesso ho lasciato il gruppo un paio di volte, ma solo per un giorno..” ammette May. Il clima che accompagna la formazione di JAZZ non è quindi dei migliori. Sono successe molte cose che distraggono il gruppo dal lavoro in studio e non permettono più quel fantastico clima di competizione e unità di intenti che portò alla realizzazione degli albums precedenti. Ad esempio Freddie lascia definitivamente la sua compagna Mary Austin, chiarendo in modo definitivo la sua omosessualità e precipitando in uno stile di vita vizioso d’avventure occasionali e notti brave nei suoi locali gay preferiti. Brian May invece è preso dalla nascita del suo primo figlio, Jimmy. Ancora, la stampa li attacca come non mai e la voga del punk toglie “attualità” al lavoro dei nostri quattro, quasi li delegittima e dequalifica i loro sforzi discografici (JAZZ verrà letteralmente messo al rogo, soprattutto da riviste musicali come CREEM e ROLLING STONE). In definitiva i Queen sono vittime dei loro eccessi, portati agli estremi dalle possibilità economiche che ora hanno, non venendo più tollerati da un ambiente culturale (e giornalistico) a loro avverso per l’esplosione del fenomeno punk e new wave. Vi chiederete allora perché inserire JAZZ nella Guida Agli Acquisti di WAH WAH ? La mia risposta è che JAZZ contiene grandissime canzoni, forse addirittura superiori alle più rassicuranti (per il fan tradizionale) contenute in A DAY AT THE RACES e NEWS OF THE WORLD, due albums sovra-osannati che si reggono alla fin fine solo sulle gemme Somebody To Love e We Are The Champions. JAZZ, se sì soffre delle situazioni sopra approfondite, è una meravigliosa carrellata di vari stili che non stanca mai all’ascolto, ma anzi intriga e sorprende. Inoltre è un passo in avanti rispetto a NEWS OF THE WORLD, poiché alla smania di rinnovamento non si risponde mutilando gli arrangiamenti e impoverendoli in favore di un sound ruvido, grezzo e spoglio (era l’epoca che May ribattezzò “del Ritorno alle Basi”, un suono volutamente semplice per attualizzare e rivitalizzare le composizioni); ma bensì si cercano soluzioni nuove avendo coscienza di essere grandi artigiani delle sette note, senza disdegnare ornamenti sonori eccessivi tipici del suono Queen. Qui sta la maturità e l’ “eccitante stranezza” di JAZZ. Notiamo infine che mentre NEWS OF THE WORLD è stato realizzato celeremente tra un tour e l’altro con i Queen a autoprodursi, JAZZ ha rivisto l’esperto Roy Thomas Baker al banco piste. Le registrazioni hanno coinvolto il gruppo da Luglio a Ottobre del 1978 negli studi appena acquistati di Montreux, in Svizzera (il nome dell’album sembra derivare dal fatto che proprio nei giorni d’arrivo si stava compiendo il Montreux Jazz Festival), e nei Super Bear a Nizza (un esilio in terra francese per sfuggire al fisco della madrepatria).
Mustapha apre le danze. Un salmoidiante canto turco dove Freddie riscopre le sue origini mediorientali cantando per buona parte del testo in arabo e in lingua parsi, l’antico idioma delle popolazioni di religione zoroastriana. L’inizio da muezzin mette i brividi; in tutto il brano strumenti da Mille e una Notte dialogano con la sezione hard rock esaltata nel missaggio dal volume (efficacemente sostenuto). Decisamente più “occidentale” la seconda traccia, Fat Bottomed Girls. Scritta da Brian May, è parte del singolo a doppio lato A (assieme a Bicycle Race) uscito nell’Ottobre 1978 un mese prima l’album, consueto trailer dell’opera allargata a 33 giri. Un brano semplice che si trastulla tra LA maggiore e RE maggiore di bluesy appeal chitarristico. Anathemico il coro del ritornello, per un brano di grande immediatezza (una sorte di We Will Rock You suonata) che narra le gioie e i vanti delle “ragazze dal culo grosso”, contrapposte alle groupies (“Ho cantato con la mia band per tutta la Terra e ho conosciuto ogni puttana dagli occhi blu sulla mia strada, ma la loro bellezza e il loro stile dopo un po’ mi hanno stancato, riportatemi da quelle sporcaccione…”). Jealousy riporta il contegno ed è l’ultima grande ballad pianistica old-fashioned di Freddie per i Queen. Il basso di Deacon è superbo e attento ai passaggi cromatici mentre curiosi sono gli interventi di sitar di Brian; le armonizzazioni dei cori sono classicamente Queen (“Controlli la mia mente possessiva, mi hai fatto diventare un tipo geloso…Non sono stato uomo abbastanza da lasciarti ferire il mio orgoglio. Ora sono rimasto solo con la mia gelosia…”). Il capolavoro dell’album è la seguente Bicycle Race, ultima gemma art rock del gruppo, come a dare l’addio definitivo ad un’epoca. La musica è intelligente, eccentrica, geniale. Contorto e disimpegnato è il testo, ispirato dal passaggio a Nizza del Tour de France (“Tu dici Rolls, io dico Royce. Tu dici Dio, dammi una scelta! Tu dici Signore, io dico Oh, Cristo!! Non credo in Peter Pan, Frankenstein o Superman…Non voglio essere un candidato per il Vietnam o il Watergate, tutto quello che voglio è…andare in bicicletta”). Difatti JAZZ (in inglese: chiacchere) è anche l’album della puerilità, della voglia di fare musica senza per forza dare sermoni o imporre morali. Questo è un bisogno fondamentale dei Queen e di Freddie in particolare, il cui unico interesse è intrattenere il suo pubblico (vedi oltre) e farlo divertire. Il videoclip di supporto al singolo annovera la presenza di decine di modelle completamente nude coinvolte in una particolarissima gara ciclistica nello stadio di Wimbledon. Tacciati di cattivo gusto, senonchè di sessismo, i Queen perseverano nella loro pratica dell’eccesso (le biciclette furono fornite da Halfords, come ricordato nelle note interne dell’album, che appena seppe l’uso che ne fu fatto non le rivolle più indietro). Il trittico di canzoni più hard rock dell’album è inaugurato da If You Can’t Beat Them di John Deacon, chi direbbe la canzone più aggressiva da lui composta. Inizia gagliarda e anticipa il fenomeno AOR dei primi anni ’80. La canzone cerca di sembrare più ispirata di quanto sia grazie alla struttura mossa e certi espedienti riffistici di sicuro effetto (come ad esempio a 00:52). Sicuramente è riferita agli intrighi dello show business e Freddie la canta con piacevole ardimento (“Tenete le vostre manacce lontane dai miei soldi, non provate a fregarmi. Mi invitate fuori a bere e mangiare cercando di farmi fesso e legarmi al vostro contratto “legale”..Corrono voci che potreste giocare sporco..Sapete che farò allora? Giocherò lo stesso gioco!…Mi piace il ring del rock’n’roll”). Si migliora con Let Me Entertain You, poderoso attacco del Jazz Tour e poi anche del Killers Tour, resistendo nella scaletta dei concerti fino al 1982. Un invidiabile biglietto da visita per ragguagliare il pubblico dei concerti, si apre pulsante per poi accendersi vigorosa nel suo riff “ad incastro”. Le parole sono una nutrita dichiarazione di intenti, tra la minaccia sadomaso e l’acrobazia circense (“Permettetemi di darvi il benvenuto, signore e signori…siete pronti per lo show?…Sono venuto a vendervi il mio corpo, posso mostrarvi della buona mercanzia, vi trascinerò, vi devasterò, vi crudelizzerò e per emozionarvi userò ogni mezzo…Lasciate che vi intrattenga”). Il vero tour de force, il praticantato di ogni rock aficionado, è la traccia seguente, Dead On Time. Si tratta di un feroce esercizio di stile di Brian May da schiaffare in faccia alla giovane agguerrita concorrenza che si sta delineando nel campo hard rock e heavy (ad esempio sono spuntati gli assi californiani Van Halen, il cui omonimo primo album sta spopolando in quello stesso anno). L’air guitar magistrale di Brian tocca limiti spericolati nelle molteplici venature di questo brano. I Queen ci sono ancora e lo ribadiscono d’imperio.La Red Special prende fiato solo al fragore del tuono finale con Freddie a urlare “You’re dead!!!”. Il disco ci concede una pausa con In Only Seven Days, racconto da diario di un amore sbocciato durante una settimana al mare. Dreamer’s Ball è un brano meno riuscito sulla scia di altri analoghi lavori da anteguerra proposti negli altri dischi. La melodia è stanca e lascia poca traccia dei suoi 3 minuti e 30 secondi. Da relegare a mero sottofondo. Fun It è il primo pezzo di Roger del disco. Siamo pericolosamente scivolati in un mood vagamente funk-disco, con un laid-back di sicuro appeal ma che i fans storici avranno ascoltato sgomenti (primo segnale premonitore della svolta della band per l’album THE GAME, il prossimo della serie). Il brano è di basso profilo e vede alternarsi alla voce solista Roger e Freddie. Gioviamo di un miglioramento con la splendida ballata cantata da Brian Leaving Home Ain’t Easy. Incentrata sulla difficoltà del cambiamento, il protagonista vuole liberarsi dei lacci di un vecchio amore finito, combattuto dai rimorsi e dal dubbio che non sia l’unica soluzione rimastagli. Don’t Stop Me Now è un altro singolo estratto da JAZZ, un vitalistico inno in cui Freddie autocelebra la sua inarrestabile ricerca del divertimento assimilandosi a una stella cadente, una tigre, un auto da corsa, Lady Godiva, un razzo e perfino una bomba atomica. Il brano che chiude il disco e fa un po’ da summa al grande eterogeneo mosaico di JAZZ è la conclusiva More Of That Jazz. La voce di Roger tocca il cielo mentre descrive il relativismo che regola le nostre vite, con una crudezza insipida che osta e si contrappone al resto dell’lp riassunto in pochi secondi da 3:13 a 3:42, riuscendo coerentemente a non risultare moralista (“Ancora chiacchere…Basta chiacchere, non raccontatemi più chiacchere”).

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