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Queen – INNUENDO

13 Luglio 2006

Tracklist:

1 – Innuendo (Queen)
2 – I’m Going Slightly Mad (Queen)
3 – Headlong (Queen)
4 – I Can’t Live With You (Queen)
5 – Don’t Try So Hard (Queen)
6 – Ride The Wild Wind (Queen)
7 – All God’s People (Mercury – Moran)
8 – These Are The Days Of Our Lives (Queen)
9 – Delilah (Queen)
10 – The Hitman (Queen)
11 – Bijou (Queen)
12 – The Show Must Go On (Queen)

In rosso sono indicati i brani già ascoltati durante puntate di WAH WAH.

Vi ha suonato:
FREDDIE MERCURY – Voci, piano, tastiere.
BRIAN MAY – Chitarre, tastiere, voci.
ROGER TAYLOR – Percussioni, tastiere, voci.
JOHN DEACON – Basso, tastiere.
Congas in “These Are The Days Of Our Lives” e piano – DAVID RICHARDS.
Chitarra spagnola solista in “Innuendo” – STEVE HOWE.
Piano in “All God’s People” – MIKE MORAN.
Prodotto dai QUEEN e DAVID RICHARDS.
Edizioni: Queen Music Ltd. / EMI Music Publishing Ltd.

Freddie Mercury sapeva che stava morendo. Dalla primavera del 1987 combatteva la sua battaglia contro l’AIDS, contratto durante un rapporto sessuale occasionale. Alcuni suoi amici erano morti dello stesso male negli anni precedenti. Il virus dell’HIV non lasciava speranze all’epoca e molto poco si conosceva sulla “peste di fine millennio”. Freddie lottava contro il tempo cercando di registrare più musica possibile e realizzare le tante idee che ancora coltivava e che intendeva lasciare ai suoi fans. Così, nonostante i malori persistenti e il devastante progredire della immunodeficienza, incide nuovo splendido materiale per gli ultimi due album dei Queen, lavorando a ritmi incessanti. THE MIRACLE uscirà nel Maggio 1989 e sarà l’ennesimo grande successo in quasi tutto il mondo. L’assenza di un tour promozionale e le foto di un Freddie precocemente invecchiato fanno iniziare gli sproloqui scandalistici. Con commovente e dignitosa abnegazione, il gruppo continua a lavorare sodo per assecondare le ultime volontà di Freddie, il quale non cerca la pietà, ma vuole solo semplicemente continuare a fare grande musica, come ha sempre fatto. I quattro fanno quadrato e mentono a tutti sullo stato di salute di Freddie, cercando disperatamente di celare la terribile realtà. Tra il 1990 e il mese di Gennaio 1991 i Queen registrano il loro canto del cigno, INNUENDO. Sarà l’ultimo album dei Queen insieme al loro cantante e spicca all’interno della loro discografia come l’opera più epica, toccante e meditabonda. Con pacatezza e solare serietà si riflette sui grandi temi, della vita e della morte, si tirano le somme e si saluta il mondo con un manifesto di musica serafico ma allo stesso tempo intrigante ed emotivamente maturo. Sin dal titolo (“Insinuazione”) si scorge un bisogno di confronto, di analisi esistenziale; la rabbia per un male ingiusto e crudele si avverte in quasi ogni canzone ma è affogata da uno stato di saggezza, forza di volontà e ironia che si percepisce acquisito dal complesso. La voce di Freddie è, nonostante la malattia, prodigiosa e stentorea, gestita con mestiere e una professionalità senza eguali. INNUENDO permette un’ uscita in grande stile di Freddie Mercury e farà rimpiangere (se necessario) sempre più la sua prematura scomparsa a 45 anni. In questo 14esimo album il suo cantato è straordinario, in alcuni episodi nettamente oltre i suoi già “himalayani” rendimenti, e davvero ci mostra tutto la sua anima interpretativa. Compratelo!!! INNUENDO è protagonista obbligato della nostra severissima Guida Agli Acquisti di WAH WAH. L’opera di arrangiamenti sono davvero raffinati e non si avverte la fatica di compiere registrazioni continuamente interrotte dalle trasfusioni di sangue per Freddie (3 unità ogni 12 ore) e tutte le altre prescrizioni mediche che hanno invaso la sua vita privata e professionale. Particolarmente debilitanti furono la necessità di camminare con l’aiuto di un bastone e la lenta ma progressiva perdita della vista.
L’album inizia campale e serioso con la title-track, Innuendo. Maturata da una jam strumentale tra Deacon, Taylor e May nel 1989, è il brano più magniloquente dell’lp e gareggia in pomposità e lunghezza con Bohemian Rhapsody, cercando a tratti di esserne addirittura più ambiziosa. Il testo è opera in primo luogo di Roger Taylor e secondo la sua stessa versione è stata ispirata ai Led Zeppelin (Robert Plant interpreterà con poca fortuna questa canzone al Freddie Mercury Tribute nell’Aprile 1992). Scritta a Montreux (nei Montain Studios, dove gran parte del disco è realizzato), Innuendo rispolvera i dettami del Queen sound classicistico con una struttura complessa e ripartita in sezioni distinte. La parte centrale è di Freddie (l’orchestra è programmata al synth dal produttore David Richards) mentre la sorpresa mariachi è eseguita da Brian alla chitarra spagnola ritmica e la solista è del virtuosissimo Steve Howe (in forze agli Yes). La tirata elettrica dello stesso esercizio flamenco è esaltante come pochi altri episodi rock e confluisce nel tema iniziale con un fantastico rallentamento, ad accompagnarci fino ai picchi mozzafiato finali, con un Mercury celestiale. Innuendo sarà il primo singolo, uscito il 14 Gennaio 1991, una ventina di giorni prima del disco. Si prosegue con I’m Going Slightly Mad, a mio avviso un brano mediocre, scritto da Freddie nella sua casa londinese, avente come tema la pazzia (o la demenza indotta dall’AIDS). Il video è molto divertente e vede i Queen prendersi poco sul serio, in un brano sorretto essenzialmente da un synth di voce. Ben altra storia per Headlong, ruggente rocktrack tutta d’un pezzo, dal taglio radiofonico, che strizza l’occhio al mercato americano. In effetti negli USA vola al terzo posto nella Rock Billboard ed esce come singolo quasi 3 mesi prima che in Inghilterra. Per Brian è un meritorio tour de force, dove non si contano le chitarre sovraincise; era originariamente pensato per il suo album solista BACK TO THE LIGHT (vedrà la luce solo nel Settembre 1992). Il quarto pezzo di INNUENDO è I Can’t Live With You, bell’esempio di AOR anni ’90 yuppistico forse troppo levigato (a cominciare dalla batteria programmata col synth). Tra i brani migliori abbiamo Don’t Try So Hard, eterea lezione sul non prendere tutto sul serio (“Se stai cercando qualcosa, non impegnarti così. Se ti senti una nullità, non impegnarti così. Se i tuoi problemi sembrano montagne e senti il bisogno di trovare risposte, puoi rimandare a un altro giorno, non impegnarti così…Non prendere tutto a cuore, sono solo degli stupidi quelli che stabiliscono queste regole, non impegnarti così”). Può ricordare sia White Queen che Who Wants To Live Forever, e rappresenta quella coscienza sotterranea che impregna tutto il disco e ci regala i più intimi pensieri di un Freddie morente. Nessun altro album dei Queen può aiutarci a capire meglio l’aspetto umano e più personale di Freddie Mercury. Ride The Wild Wind è apportata da Roger Taylor prendendo le mosse dalla fortunata Breakthru, presente nell’album precedente THE MIRACLE. Interventi vocali di Roger, cori da stadio e motori di bolidi lanciati in corsa sorreggono il leader nella sua ricerca di libertà e di un impeto vitalistico, quanto mai necessario in quel triste periodo. La settima traccia è All God’s People, derivante da un demo chiamato Africa By Night pensato per il progetto solistico di Freddie con la soprano spagnola Montserrat Caballè (BARCELONA, 1988), dove cori operistici e percussioni si inseguono su di un complicato tappeto cromatico. Alla fine ne risulta dominante il mood gospel che si palesa a 1:08 e 1:46 trascinato dal pianoforte del maestro Mike Moran (grande consigliere musicale di Freddie durante l’esperienza con la Caballè). These Are The Days Of Our Lives è una pietra preziosa dell’album che, nonostante la semplicità della musica, concentra le più toccanti liriche di INNUENDO. Il rimpianto per i giorni della giovinezza ormai andati per sempre è calmierato da una visione solare di un amore che perdura (“Quando eravamo giovani tutto sembrava così perfetto, sai?…Vivevamo solo per divertirci, a volte sembra che il resto della mia vita sia stato solo uno show…Mi piacerebbe tornare almeno una volta…Quando la vita era solo un gioco…Quelli erano i giorni della nostra vita, le cose brutte erano così poche, quei giorni sono finiti ora, ma una cosa è ancora vera: quando ti guardo e scopro che ti amo ancora, vi amo ancora…”). Il video che accompagna questo singolo è l’ultimo in cui compare Freddie, girato nel Maggio 1991. La sua immagine è inquietante, col volto devastato dalla malattia. Trova comunque la forza di guardare per l’ultima volta la telecamera e dire a tutti quelli che lo amano: “I still love you”. Il nostro lettore cd ci segnala la nona traccia ed ecco partire Delilah, simpatica canzoncina dedicata a uno dei gatti di Freddie. Il particolare effetto dell’assolo di Brian è ricavato da una Talk Box. Attenzione a non spaventarvi dall’attacco furibondo del pezzo successivo, The Hitman. Siamo dinnanzi ad una grande sferzata hard rock che esalta con ironia psicotica le virtù di un misterioso assassino (il virus HIV). “Sono il killer, voglio la tua vita. Non c’è via di scampo…Ora non piangere, è quello che sono, amico…Sono lo Sfascia-Teste, così va meglio…Ti spazzerò via, ora inizia il divertimento…Sei pronto per il dolore?…”. Il testo e la musica sono di Mercury, originariamente concepita per tastiere. Brian la arrangia per chitarra e John Deacon ne sistema l’impianto melodico, mentre tutti e quattro hanno rifinito gli stacchi della struttura. Tutti i cori sono ad opera di Brian May, tanto da far pensare a una sua paternità per il brano. Bijou è contraddistinto da prologo ed epilogo strumentali con una parte centrale cantata su base di synth (i quali davvero dominano l’album). Da gustare gli eleganti interventi di Brian che sfrutta al meglio tutti i 24 tasti della sua Red Special. Si abbassa il sipario con la monumentale The Show Must Go On. Concepita su una sequenza di accordi di Deacon e Taylor, è risistemata principalmente da Brian May che compone lo special (a 2:49) e scrive il testo (ma i primi versi hanno visto la collaborazione determinante di Mercury). “Spazi deserti, per che cosa viviamo?…Avanti e avanti ancora, qualcuno sa che cosa stiamo cercando? Lo spettacolo deve continuare…Il mio trucco si sta sciogliendo ma il mio sorriso perdura…Lo spettacolo deve continuare, lo affronterò con un ghigno, non mi arrenderò mai, avanti con lo spettacolo…Sarò l’attrazione principale, ruberò la scena, devo trovare la forza di andare avanti, con lo spettacolo…”. L’interpretazione di Freddie è fenomenale e lascia senza fiato l’ascoltatore. La resa del complesso è da dieci e lode, soprattutto nel crescendo finale. Irripetibili. INNUENDO è davvero l’album dei Queen per eccellenza dopo A NIGHT AT THE OPERA. Dopo la pubblicazione Freddie è ormai un recluso nella sua casa di Garden Lodge, Kensington Londra, convertita oramai in clinica privata. Si circonda solo degli amici più intimi tra cui la fidanzata storica e grande amica Mary Austin (che erediterà la casa), l’assistente personale Peter Freestone (gli verranno lasciate 500.000 sterline) e il suo ultimo compagno Jim Hutton (anche a lui 500.000 sterline). Trova comunque la forza di soggiornare più volte a Montreux(dove trova scampo dai giornalisti dei tabloid inglesi) nella quiete della sua villa, la famosa Duck House. L’ultimo e definitivo rientro a Londra è del 9 Novembre 1991, giorno dal quale smette di prendere le medicine che lo mantengono in vita. Quando ormai è paralizzato a letto, vittima della polmonite che causerà la morte (il virus HIV ha escluso ogni difesa immunitaria), trova la volontà di redimere un ultimo comunicato stampa con il quale rende pubblica la sua condizione e auspica un aumento della consapevolezza e dello sforzo per combattere l’AIDS. Morirà il giorno dopo il comunicato, la sera del 24 Novembre 1991. Si dice sia morto indossando un vestito da sposo e che chiamasse Jim Hutton “suo marito”. Venne celebrato il funerale secondo il rito zoroastriano, la religione praticata dai genitori. I Queen si squagliano senza il loro leader e da qui in poi sarà routine di lavori solistici opachi per i tre sopravvissuti.

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