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“Nuièter ch’ì parlema ancùra in dialèt” Sesta puntata in onda il venerdì alle ore 17,30 ASCOLTA I FILE IN ANTEPRIMA

22 Marzo 2013

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Afra Campani

Afra Campani

UNDICESIMA  SETTIMANA

11 – 17 Marzo

 

Non è ancora stagione di grandi lavori, tuttavia per il contadino diligente c’è modo di riempire bene la giornata. È ora di seminare gli ortaggi da consumare freschi, come spinaci, sedano, carote, piselli, prezzemolo, insalate. Anche il giardino o i vasi vogliono la loro parte di attenzione, come i gerani, le gardenie, le ortensie. In cantina, un tempo, si rabboccava la damigiana dell’aceto. Occhio però alla fase lunare.

 

PROVERBI

 

Marzo non da garanzie di stabilità. Non per nulla lo chiamano pazzerello:

 

Marzo pazzerello:

guarda il sole e prendi l’ombrello.

 

Nel veneto sono più drastici:

 

Marzo l’è fìo d’una baldròcca:

ora el piove, ora el fiòca

ora el tira el vent,

ora el fa bel temp.

 

La volubilità di Marzo suggerisce di essere prudenti:

 

Mârs al lìbera al sûl da la peršunìa,

ma l’é méj tgnîr l’umbrèla adrê a la via.

 

Se t’ gh’ê un bel sucûn

risparmiel per Marsûn.

Se hai un bel ceppo tienilo per Marzo.

 

AL BÊN

Le espressioni popolari sono come l’aria: circolano liberamente in ogni direzione e senza ostacoli. Le stesse espressioni le ritroviamo a considerevoli distanze.

MADUNINA BLÎNA BLÎNA

Valle del Rossenna

Madunîna blîna blîna,

gnî cun me int la cambarîna,

stê lì drìta, stê lì in pê,

perdunê i mê  pchê.

La matîna dagli ulîv

tulîm vòsch in Paradîš.

 

FILASTROCCA

 

La stessa filastrocca che abbiamo visto la settimana scorsa, come propiziatrice della pioggia, la ritroviamo ora per chiedere la serenità, il sole:

 

 

 

RUNDANÎNA

 

Rundanîna dal Signûr,

prêga Dio ch’a vègna al sûl,

prêga Dio ch’al vègna prèst:

guârdel là ch’al vên adès.

                                         

INDOVINELLO

s, rusèt

in tâvla i’ la mèt.

Se al re a gh’ vên la vöja

a la ciàpa per la cùa.

 (La ciliegia).

POESIA

 A  CAMBIA  I  TÊMP

di Savino Rabotti

 

I’ êra ancúra un ragasèt

e a me zîva mi’ nunûn:

“Se t’ vö fâr quercôša d’ bûn

tînt’ a mênt d’armàgnre s-cèt!”.

 

E me i’ gh’ dêva sêmpr’ a mênt

sia pr’afèt che sudisiûn,

e i’ho tgnû sèmper presênt

túti ‘l sö disquišisiûn.

 

I’ m’ cherdîva che la rašûn

a gh’ l’aìsa sêmper lû,

ma, pertròp, i’ m’ sûn archerdû!

 

Perché adès la gênta unèsta,

ch’ la fa d’ tút pr’armàger bùna,

ch’ la s’ guadàgna cul ch’a gh’ bšùgna,

ch’ la s’arpôša úst a la fèsta,

 

i’ n’ la ciàmne pu’ cun i nòm

ch’ s’adruvêva da chì indrê,

cme srê: “Unèst”  e “Galantòm”,

 

a n’ s’ völ bên gnân pu’ i fradê!

E se ûn l’é brâv e bûn 

sêt co’ i’ dîši? Ch’l’é un cujûn!

 

Ero ancora un ragazzino e mio nonno mi diceva: “Se vuoi combinare qualcosa di buono ricordati di rimanere sincero!”, e io gli davo sempre retta sia per amore che per sudditanza, ed ho tenuto sempre presenti tutte le sue disquisizioni, ritenevo che la ragione l’avesse sempre lui, ma, purtroppo, ho dovuto ricredermi! Perché oggigiorno la gente onesta che s’impegna per restare buona, che si guadagna ciò di cui ha bisogno, che si riposa solo alla festa, non la chiamano più coi nomi che si usavano in passato, quali: “Onesto”,  Galantuomo”, neppure i fratelli si amano più! E se uno è bravo e buono sai cosa gli dicono? Che è un minchione!

 

 

SAGGEZZA ANTICA

DOCTUM  DOCES

 

Alla lettera: Vuoi insegnare ad un esperto. Vale a dire: prima di atteggiarti a conoscitore di un problema guarda con chi stai parlando. L’interlocutore potrebbe saperne più di te e farti fare una figura barbina. In dialetto la potremmo tradurre: Vrêr insignâr ai gàt a rampâr insìma a i òpi.

 

SUPERSTIZIONI

GESTI E SITUAZIONI DIVERSE

 

Abbiamo già visto che non bisogna mai tagliare le unghie ai bambini piccoli: diventeranno dei ladri.

Su un tema analogo notiamo: Mai pulire i piedi dei bimbi con la scopa;

mai scavalcarlo durante il gioco come se fosse una cavallina; smetterà di crescere.

Mai passare sotto una scala aperta: a tutti porta sfortuna e, se si tratta di ragazzini, ferma loro la crescita.

Il pane messo in tavola rovesciato provoca carestia.

 

SATIRE

EUFRANIO  GUIDETTI

 

Da ragazzo ne ho sentito parlare, ma non ho mai conosciuto Eufranio. So solo che viveva al Mulino Zannoni e che era attivo (come poeta) a cavallo della seconda guerra. Mi è stato detto che non sapeva scrivere, e che per questo, durante il lavoro dei campi lo vedevano piantare lì tutto e correre da un vicino, dettargli tre o quattro strofe, poi dirgli: scrivi quelle che ritieni migliori. E costui le trascriveva su carta d’occasione, anche su carta da zucchero.

Sia Eufranio che Ricciardo (che conosceremo in seguito), scrivono in italiano. Un italiano che sa di dialetto, ma vuol essere italiano.  Fra le cose dettate è sopravvissuto questo frammento, che ricorda una brutta storia di paese, conclusione di un lungo periodo di maltrattamenti. Ce lo hanno riproposto il signor Ugo e la sorella, del Mulino Zannoni.

 

BIŠÎNA  E  CRISTINA

 

Al mondo sempre capita

quello che non si pensa,

com’è successo a Gombio,

comun di Ciano d’Enza.

Il fatto delle Ottole,

che tutti avranno visto,

che andasse a finir male

ormai era previsto.

Sappiam per esperienza

e abbiam presenti i fatti,

ciò che si può sperare

a confinar coi matti.

Non molti giorni or sono

quel porco di Bišîna

ha preso a cannellate

la povera Cristina.

E pinf e punf e panf,

soffione e poi cannella,

finchè testa pelata

perdeva le cervella.

Immerso nel suo sangue

gridava forte “Aiuto”!

Ma dai suoi familiari

ne ebbe sol rifiuto.

Quando la Carmelina (forse Cristina)

sposò quell’antiquario

allora ebbe inizio

il suo grande calvario.

Un padre sciagurato,

indegno di tal nome,

con identici scrupoli

uguali ad un leone.

Spieghiamo ora i fatti

proprio così com’è:

una gran gelosia

che aveva per Noè.

 

Pare infatti che il Bisina fosse un tantino corto di comprendonio, e che la gente si divertisse a fargli credere che la moglie lo tradiva. Tra gli atti insani che gli si attribuiscono c’è anche il tentativo di vendere la casa e di mandare sulla strada la famiglia.

 

CURIOSITÀ

I DODICI GUERCI DEL MONDO

Non so se si  tratta di un elenco da proporre come contestazione o se si voglia suggerire uno spunto di meditazione: andrà sempre male, ma la morte pareggia il conto.

 

1)                   Il governo comanda il popolo,

2)                   Il Papa li benedice tutti e due,

3)                   I soldati servono tutti e tre,

4)                   I lavoratori pagano le spese di tutti e quattro,

5)                   L’avvocato li difende tutti e cinque,

6)                   Il medico li opera tutti e sei,

7)                   I frati mangiano alle spalle di tutti e sette,

8)                   I preti cantano (messa) per tutti e otto,

9)                   Il campanaro suona a morto per tutti e nove,

10)              Il beccamorto li seppellisce tutti e dieci,

11)              La morte li raggiunge tutti e undici,

12)              La terra li ricopre tutti e dodici.

                        [C. e B. Ricchi – Palaganese-italiano…2002]

 

 

 

MEDICINA EMPIRICA

IMPACCHI DI FARINA DI LINO

 

Questo procedimento era utile sia per il mal di denti che per le affezioni bronchiali. I semi di lino venivano pestati nel mortaio fino a trasformarli in farina, poi si mettevano a bollire. Dopo si metteva la pappina su un telo di cotone o di tela, lo si fasciava bene bene, in modo che non ne uscisse, e quindi si applicava sulla guancia o sullo sterno, sforzandosi di resistere il più possibile al calore.

 

GIOCHI

Immagine

 


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