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Let it rock 80: Ways to be rocked. FILE ASCOLTABILI

21 Giugno 2015

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Seconda parte

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Logo Let it RockBenvenuti alla puntata n. 80 di Let it rock, ovviamente dedicata al rock negli anni 80.

Gli anni 80 sono passati alla storia come il decennio del disimpegno, del predominio dell’immagine sul contenuto, della nascita di MTV, dell’avvento del personal computer.

Il rock si avvicina sempre di più al pop per conquistare successo, i sintetizzatori e i primi pc permettono di creare suoni nuovi che catturano l’attenzione del pubblico, i vecchi strumenti fatti di legno, corde e ottone non sono più di moda, tanto che Joe Jackson si fa vanto di aver realizzato un album, lo splendido “Night and day”, senza l’utilizzo di alcuna chitarra, lo strumento principe del rock fino agli anni 70.

Ma come successe al punk nel 76, anche negli anni 80 assistiamo alla nascita di movimenti musicali ‘alternativi’ al rock massificato e sintetizzato. Questo rock alternativo mantiene vivo, dietro il palcoscenico dei grandi eventi rock come Live Aid, il richiamo delle radici, del blues,del country, della psichedelia.

Il Paisley Underground, rappresentato dalle prime 3 band di oggi, ovvero Dream Syndicate, Thin White Rope che prendono il nome da una citazione de ‘Il pasto nudo’ di William S. Burroughs, e Green on Red si rifà alla psichedelia degli anni 60, al jingle jangle dei Byrds o alle atmosfere cupe e acide di Velvet Underground, Quicksilver Messenger Service e 13th Floor Elevators.

I R.E.M., formatisi a Athens, Georgia nel 1980, sono stati tra i principali gruppi di rock alternativo degli anni 80, poi con l’uscita di Out of time nel 1991 sono definitivamente entrati nel mondo delle band di successo, fino al loro scioglimento nel 2011.

Il rock e il rhythm&blues degli anni 50 è invece alla base della ricetta dei Blasters, band formata dai fratelli Phil e Dave Alvin nel 1979 a Downey, sobborgo di Los Angeles.

Il loro album d’esordio si intitola ‘American music’, come una delle canzoni più note della band, e il titolo è già una dichiarazione d’intenti chiarissima: loro fanno musica Americana a 360°, e “Border radio” ne è un esempio lampante.

Sempre da Los Angeles vengono i Los Lobos, che condividono coi Blasters oltre all’etichetta discografica (la benemerita Slash), anche la filosofia musicale, sebbene partendo da un’angolazione più Latina, date le origini di molti dei membri della band. Tra l’altro Steve Berlin, sassofonista nei primi due album dei Blasters, lasciò il gruppo proprio per approdare nei Los Lobos dove suona tuttora.

John Hiatt ci ha lasciato proprio in questo decennio i suoi album migliori, “Bring the family” del 1987 e “Slow turning” del 1988. In “Bring the family” è accompagnato da un supergruppo composto da Ry Cooder, Nick Lowe e Jim Keltner, che in seguito si riunirono di nuovo sotto il nome di “Little Village”, per un disco e un tour approdato anche in Italia.

Steve Earle e i Cowboy Junkies sono oggi considerati dei punti di riferimento classici per gli appassionati di musica country/folk, e proprio negli anni 80 iniziarono le rispettive carriere, realizzando nel 1988 due dischi, rispettivamente “Copperhead road” e “The Trinity Sessions” che sono considerati a buon diritto tra i capolavori del genere.

Dopo l’uscita di “The river” e la (temporanea) fuoriuscita di Steven Van Zandt dalla E Street Band, Bruce Springsteen iniziò a registrare alcune canzoni con registratore a cassette a casa propria. Queste canzoni dovevano essere dei semplici demos per un nuovo album con la band, ma alla fine Bruce decise di realizzare un disco solista utilizzando proprio queste registrazioni casalinghe: il risultato è “Nebraska”, uno dei più grandi dischi degli anni 80, e un capolavoro della musica folk Americana in assoluto.

Nello stesso anno di “Nebraska”, il 1982, il citato Steven Van Zandt sotto lo pseudonimo Little Steven e accompagnato da una band dal nome evocativo, “The Disciples of Soul” (e da numerosi membri della E Street Band) fa uscire “Men without women”, titolo ispirato ad una raccolta di racconti di Ernest Hemingway, e uno dei migliori album di rock classico, profondamente venato di soul, del decennio.

Negli anni 80 Bob Dylan sembrava arrivato al capolinea, nessuno dei dischi realizzati nella decade raggiungeva i livelli non dico dei suoi capolavori ma nemmeno dei dischi degli ultimi anni 70.

Ma ecco che proprio alla fine del decennio il menestrello di Duluth, accompagnato da un Daniel Lanois particolarmente ispirato alla produzione, sforna un altro capolavoro , “Oh Mercy”, da cui ascoltiamo “Ring them bells”, pezzo dalle forti connotazioni gospel che chiude la

Playlist della settimana:

Dream Syndicate – Still holding on to you (live at Raji’s)

Thin White Rope – Not your fault

R.E.M. – Radio Free Europe

Del Fuegos – Backseat nothing

Blasters – Border radio

Green On Red – Gravity talks

Los Lobos – Will the wolf survive?

Cowboy Junkies – Misguided angel

Steve Earle – You belong to me

Lone Justice – Ways to be wicked

Little Steven & The Disciples of Soul – Until the good is gone

John Hiatt – Tip of my tongue

Bruce Springsteen – Nebraska

Bob Dylan – Ring them bells

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