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La preziosa eredità di Reverend John Wilkins

6 Marzo 2021

 

Finalmente nel 2021 cominciano ad arrivare delle novità, insieme a lavori prodotti verso la fine del 2020 che stanno girando in questi primi mesi dell’anno. Molte cose sono interessanti ma non eclatanti, altre insignificanti della serie “mani e braccia rubate all’agricoltura”. Ma come abbiamo più volte scritto in questa rubrica, tutti devono avere la libertà e lo spazio per proporre le proprie idee. Verso la fine di Novembre dell’anno Pandemico un caro amico, che vive in Arizona, durante il corso di uno dei nostri tanti collegamenti su Skype, mi ha parlato di un disco del Reverendo John Wilkins, figlio del più noto e maestro del genere Robert Wilkins. L’album si intitola Trouble ed è un lavoro (bello) di Blues Gospel. Siccome con le sigle bisogna stare attenti cercherò di spiegare, in poche parole, di cosa stiamo parlando. Il Gospel nasce grazie ad alcuni musicisti Blues di Chicago verso la fine del 1920. Attraverso le loro attività musicali hanno modificato l’architettura tradizionale dello Spiritual mescolandola con la struttura del Blues. Io ci aggiungo anche le Work Songs, che erano canti contro le disiguaglianze e per la conquista della libertà. Il Gospel Blues moderno è un genere musicale fatto di sonorità particolari e coinvolgenti, talmente complesso ed affascinante che non si può raccontare in poche righe. L’ascolto di Trouble può aiutare molto. Ma chi è Reverend John Wilkins? Per conoscere il personaggio dobbiamo cominciare a parlare di suo padre, che è stato un precursore del genere e chiaramente colui che ha maggiormente ispirato il figlio. Per la cronaca la famosa Prodigal Son dei Rolling Stones inserita in Beggars’ Banquet del ’68 era firmata dal Reverendo Robert Wilkins. Un precursore del genere che mescolava Gospel, Blues e Rhythm and Blues con una conseguente reazione esplosiva. Dopo la morte del padre John ha continuato a divulgare la sua l’opera e nel 2010 esce il suo primo disco You Can Hurry God. Dieci anni dopo Trouble (Guaio) un disco quasi celebrativo. Da una parte c’è la rappresentazione di tutte le difficoltà avute nella vita e superate, e dall’altra anche il degno riconoscimento di una carriera ricca di soddisfazioni. Putroppo, poche settimane dopo l’uscita dell’album, il Virus Maledetto se l’è portato via all’età di 77 anni. Trouble è un lavoro coinvolgente che crea un superbo intreccio tra le vocalità di Wilkins, quelle delle tre figlie e le sonorità moderne del Blues. Un grosso aiuto è arrivato anche dai musicisti che lo hanno accompagnato: professionisti “scafati e non più di primo pelo”. L’album e composto da undici pezzi magistralmente distribuiti per rendere più scorrevole l’ascolto. Mi ha colpito molto Wade in the Water: un tradizionale che raccoglie in pochi minuti l’essenza di tutto il disco. Il canto ripetitivo e quasi ossessivo di Wilkins e la risposta energica delle figlie dimostrano che in tutto il contesto sono determinanti. La conferma arriva ascoltando Found Love, una ballata Soul tipica del suono di Detroit dove le tre sorelle sembrano le Supremes. Da menzionare la cover di Grandma’s Hands: un brano di Bill Withers,noto per aver scritto la famosa Ain’t no Sunshine, che purtroppo, a causa del Covid, ci ha lasciati nel 2020.

Il disco offre una serie di brani di ottima fattura: la stessa Trouble, che da il titolo all’Album, è nata per raccontare con il suo R’n B’ le difficoltà che il mondo stava attraversano. Storm and Rain che chiude l’Album è un Gospel Blues di rilievo con le voci delle tre figlie sempre in prima linea. Appassionante. Storm and Rain è l’urlo di liberazione per aver superato grandi difficoltà fisiche, infatti il testo dice:”sono sopravvissuto alla tempesta e alla pioggia e ce l’ho fatta”.

In realtà purtroppo non è stato così: il 6 Ottobre scorso John Wilkins è mancato lasciandoci in eredità Trouble.

 

Gianfranco Piria per la rubrica Me & Blues


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