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Robben Ford: Pure

27 Novembre 2021

Come cantava il grande Morandi?…uno su mille ce la fa la, la, la, la, la.

Parto da questo accenno per rispondere ai numerosi messaggi che ricevo. Molti, pur apprezzando il contenuto delle recensioni, mi chiedono del perché parlo sempre di dischi belli e fatti bene. Risposta: parlare di quelli brutti è molto più facile. E’ facile reperirli perché sono tanti è facile valutarli perché insignificanti. Quindi nel ginepraio della bruttezza galoppante devi provare a scegliere quello giusto. Qualcuno mi dirà: “Ma anche tu sarai condizionato dai grandi nomi?” Alt!!Non è così. Mi sono soffermato a contarli e credetemi mi sono bastati solo le dita   di una mano. Tutti gli altri se vogliono regalare emozioni devono creare bellezza. Come Pure di Robben Ford. Un disco interamente strumentale uscito alla fine di Agosto, che mette a nudo le grandi capacità di questo musicista. Robben Ford non è nuovo a questo genere di produzioni. Nel 97’ ci aveva deliziato con Tiger Walk e in parte nel 2019 col sassofonista Bill Evans con The Sun Room. Due musicisti uniti dal fatto che hanno suonato entrambi, in momenti diversi, per Miles Davis. Dire che la vita artistica di Robben Ford è infinita e quasi riduttivo. Tra sue produzioni, attività di sideman e collaborazioni è come se avesse fatto il giro del Mondo un paio di volte. Basta solo ricordare i suoi inizi, appena diciottenne, con Charlie Musselwhite. Personalmente ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo due volte e devo dire che la sua tecnica e la sua bravura non hanno eguali. Pure è un disco che mette insieme Blues, Jazz e Funk suonato abilmente per cercare di arrivare ad un pubblico ampio nonostante il genere molto selettivo. L’album viene registrato a Nashville e vede la partecipazione di alcuni musicisti specialisti del genere insieme al fratello Patrick alla batteria e al sax di Bill Evans e  Jeff Coffin. Brani originali scritti da Robben Ford e tutti, come già detto, tassativamente strumentali. Si comincia con il preludio che dal il titolo al disco per poi passare dopo solo un minuto e mezzo a White Rock Beer 8 cents.Come inizio niente male direi. La chitarra di Ford si intreccia perfettamente con i fiati di Evans e Coffin ne viene fuori un pezzo  che conferma la vera passione di Ford per il Blues. Go invece è un Funk strepitoso con la ritmica che si fa sentire alla grande e gli onnipresenti sax che impongono il loro ritmo dando una forte energia al disco. Blues for Lonnie Jones  è la punta di diamante di tutto l’album. Ford qui rispolvera le dodici battute dedicando il brano ad uno dei grandi del Chicago Blues. Il tocco magico della chitarra viene fuori in Milan Palmo. Una morbida ballata che mette in mostra la tecnica sopraffina che ha sempre caratterizzato lo stile di Ford. Un maestro. Nove pezzi che meriterebbero tutti di essere raccontati. Una cosa però viene fuori ascoltando Pure attentamente. Robben Ford con questo disco ha voluto affrontare molti generi. Per lui le distinzioni non esistono più. Esiste solo la buona musica. A proposito.. Tra i cinque che avevo conteggiato c’era anche lui.

Gianfranco Piria per la rubrica Me&Blues.


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