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“Canzoni Cristiane” è il secondo album de Il Geometra

6 Dicembre 2021

“Canzoni Cristiane” è il secondo album de Il Geometra, esce dopo 6 anni dal precedente, Ultimi. Si tratta di un’opera coraggiosa e fuori dalle mode il cui concept è rappresentato da un tema “scomodo” e poco esplorato dalla scena cantautorale contemporanea: le radici del Cristianesimo, i suoi valori, le sue irriducibili contraddizioni.

Un album nato in modo inatteso, dopo diversi anni di inattività, con la complicità delle “chiusure” imposte dalla pandemia, così come è spiegato nel racconto di Jacopo Magrini, voce e autore dei testi.

“Quando ho iniziato a scrivere questo disco mi trovavo a Parma, la città in cui lavoravo. In un fine settimana di marzo tutta la provincia era stata dichiarata zona rossa e così io – pregno di un retorico eroismo, scientemente veicolato dai media, che avevano etichettato come ‘vigliacco’ chiunque in quelle ore avesse tentato di fare ritorno a casa – decisi di auto-esiliarmi in quella città, che tanto amavo e che mi aveva benevolmente accolto qualche mese prima. Come tutti, ero convinto che quella condizione sarebbe durata un paio di settimane e vi trovai persino degli elementi di forte fascinazione, perché per la prima volta mi sembrava di intraprendere una scelta da ‘uomo’, assumendomi una serie di rischi che si collocavano ben oltre le colonne d’Ercole della mia ipocondria.
Come è noto, quella ‘condizione’ si protrasse sino alle prime settimane di maggio. Restai in casa per tutto quel lungo periodo, lavorando da quella comoda galera di 60 metri quadri, usando il mio IPhone come modem e pregando ogni giorno di non scivolare uscendo dalla doccia, perché nessuno sarebbe potuto venire in mio soccorso.
Con quello stesso IPhone, notte dopo notte, ebbro di quello ‘spirto guerriero’ che mi era ‘ruggito’ dentro anni prima e che – evidentemente – non era ancora del tutto sopito, ho ricominciato a registrare canzoni, sotto forma di provini.
Ogni notte aprivo una bottiglia di vino: Raina, Gravner, Guccione, Bressan, Crocizia. Solo vini naturali, ché mi sembrava rendessero quella preoccupante inclinazione al calice più nobile e meno patologica.
Ho scritto una ventina di pezzi, dopo anni di digiuno e di silenzio, con grande voracità e metodicità, sentendomi in colpa se per una sola volta non riuscivo nel mio intento.
Mentre scrivevo mi rendevo conto che le canzoni sembravano supplichevoli. Sembravano delle preghiere. Preghiere ben poco nobili, piene di rancore, senso di vittimismo, molta retorica. Come in tutte le preghiere cattoliche sembravo quasi chiedere una grazia, qualcosa che mi sollevasse dal dolore. Un dolore che ritenevo di non meritare, reputandomi una bravissima persona.
Anche nei brani nei quali non parlavo con l’Altissimo, parlavo comunque secondo i dettami valoriali appresi in giovanissima età, sia ambito ecclesiastico che domestico.
Così mi sono ritrovato in mano un insieme di canzoni dalle quali traspariva – anche con un po’ di imbarazzo – come tutta la mia vita, tutte le mie idee e tutte le mie convinzioni fossero frutto dei valori cristiani.
Unico filtro tra me e Cristo, la mia natura e la mia limitatissima ragione che hanno stropicciato, filtrato, mal interpretato quei valori, trasformandomi – nel tempo – in un adulto ordinario, dalle buonissime intenzioni ma privo di qualsivoglia attitudine pratica nella loro attuazione.
Ed è così che sono diventato un uomo profondamente progressista e conservatore, empatico ed egoista, comprensivo e intransigente, disilluso e pieno di spaventose aspettative.
‘Canzoni Cristiane’ racconta, quindi, di come un giovane uomo occidentale, negli anni ’20 del ventunesimo secolo, si sia reso conto di non avere altro in mano se non le lezioni del catechismo per difendersi dal male e per commetterne il meno possibile, essendo profondamente convinto – peraltro – che tale stato dell’arte sia quello meno drammatico tra le tante possibilità configurabili.
È un disco pieno di dolore e di speranza, in cui il dolore è una godibilissima penitenza per espiare il peccato e la speranza è una leggerissima droga da assumere al bisogno.
La produzione è stata affidata a Francesco D’Oronzo, che realizzò il nostro primo EP  ‘La vita è un tutto sommato’.
Io, Francesco e Lorenzo, siamo tornati così alla ‘casa del padre’, riscoprendo la semplicità e l’austerità di mezzi e di suoni che tanto ci avevano portato fortuna agli albori della nostra avventura.
Pochissimi ingredienti sonori, spesso randomici, quasi nessuno strumento analogico al di fuori della chitarra (il cui uso è stato centellinato rispetto al passato).
È un disco che è stato registrato nella cucina di una casa, con una vecchissima versione di Cubase, nell’arco di diciotto mesi.
Non c’era ragione per scrivere questo disco e ancora meno ve ne sono per pubblicarlo. Abbiamo scelto di promuoverlo con estrema sobrietà, senza nemmeno scomodare la nostra immagine, che è ormai quella di tre adulti, ormai più che trentenni, con delle vite pressoché incompatibili con qualsivoglia velleità artistico-cantautoriale.
Eppure lo abbiamo fatto, è lì, per chiunque vorrà ascoltarlo. Che possa Dio perdonarci per questo ennesimo atto di tracotanza”.

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