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Bob Stroger & The Headcutters: That’s My Name.

9 Aprile 2022

Un musicista professionista, nel corso della sua carriera accumula una notevole esperienza. Per molti di loro gli inizi non sono state passeggiate. Tutto comincia con un sogno. Per farlo diventare realtà ci vuole studio e impegno. Solo così si riesce ad essere qualcuno e qualcosa.

Le Band sono la maggiore fonte di espressione di validi musicisti. A prendersi la scena: chitarristi, cantanti, tastieristi e batteristi. Chi più e chi meno ha avuto il suo momento di gloria. Farne un elenco è praticamente impossibile. Tra tutti, quello che ha un ruolo apparentemente defilato è il bassista. Eppure il basso è il polmone della musica, quello che da più respiro e copertura agli altri strumenti. Allora noi, per dargli lustro e rilevanza, gli dedichiamo il nostro spazio parlando di  Bob Stroger. Ne vale la pena.

Stroger oggi ha 91 anni è nato nel Missouri ed è uno dei più longevi bassisti elettrici della storia del Blues.La città del vento lo accolse giovanissimo. Era il periodo del West Side Chicago Blues. Otis Rush ne è stato uno dei massimi esponenti.Fu proprio Rush a dargli la spinta a riprendere dopo un periodo di inattività che lo stava portando ad abbandonare la professione. La sua intensa carriera lo porta a dividersi tra studi di registrazione e tournèe in giro per il Mondo. Suona per un numero imprecisato di artisti, tra questi Jimmy Rogers, Eddie Taylor, Louisiana Red, Buster Benton, Smooky Pryor e Eddie Clearwater.

Per questo suo lavoro nel 2011 e nel 2013 si aggiudica il Blues Music Award come miglior bassista Blues. Tiè!! Ancora oggi si diletta a collaborare con altri colleghi e partecipare ad alcuni eventi.

La sua discografia non è numerosa, ma essenziale e valida. D’altronde se trascorri parte del tuo tempo a suonare per altri, ne hai poco per suonare per te. Grazie alla Delmark, nota etichetta discografica, nel 2022 esce That’s My Name. Ad accompagnarlo gli The Headcutters. Un band composta da elementi tutti brasiliani, dediti più al Blues (alla grande) che alla Bossa Nova.

Una formazione tipo, con una seconda chitarra basso a dare una mano all’occorrenza. Non si sa mai.

Bob Stroger, con le sue novantuno primavere, è sempre sul pezzo.Accarezza la tastiera del suo basso come ai vecchi tempi e con la sua voce rende gradevole l’ascolto. Un disco di vero Blues tradizionale.

Una track list composta da tredici brani, cinque composti da Stroger. Tra questi That’s My Name che da il titolo all’album.Le restanti tracce vengono dalla scrittura di Eddie Taylor, Big Bill Broonzy, Junior Parker e Jay McShann. Solo per citarne alcuni.Tutta gente che ha contribuito, nel tempo, a dare risalto ed energia al Blues. Bob Stroger è un maestro, una icona che molti giovani devono prendere da esempio.

Ritrovare quella semplicità ed eleganza, che purtroppo, negli ultimi anni, molti hanno smarrito.

Ascoltando That’s My Name ci si rende da subito conto che non bisogna cercare l’impossibile per emergere. Intanto si può iniziare ad impugnare un bel basso elettrico.


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