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Il mercato della musica è cambiato: più e-commerce, meno negozi. Streaming e vinili, boom continuo

Dopo due anni di pandemia, qual è lo stato della musica? A fare un quadro ci pensa Claudio Ferrante, presidente e fondatore di Artist First, società in prima linea nella distribuzione di musica in forma fisica e digitale.

Partiamo dal live.
«La musica dal vivo sostanzialmente non ha mai ripreso. L’estate 2021 è stata grossomodo come quella del 2020 e, mediamente, all’aperto le capienze dei concerti si sono aggirate sulle mille persone; penso siano serviti semplicemente a dare alla gente la sensazione che la musica live esiste ancora, ma di fatto eventi aggreganti come i grandi tour o i grandi eventi tipo l’I Days di Milano o Rock in Roma sono mancati. Stiamo parlando di un calo dell’80% rispetto al 2019. Scomparsi o quasi pure gli eventi gratuiti, ovvero le feste di piazza e moltissimi altri appuntamenti».

Concerti speciali, invece, ce ne sono stati.
«Le città vuote causa pandemia hanno dato lo spunto per realizzare eventi unici come, ad esempio, il dj set di Mace prodotto proprio da noi di Artist First sul tetto della Galleria Vittorio Emanuele. Realizzata col patrocinio del Comune di Milano, l’esibizione ha fatto sì che esteticamente si valorizzasse l’idea di una città vuota, di una città che si riappropria di sé stessa con una grande colonna sonora».

Qual è stato l’impatto della pandemia sul mondo dello streaming?
«Dal 2020 lo streaming è aumentato attorno al 20-25% l’anno. Vuoi perché la tipologia di repertorio si è molto allargata, vuoi perché lo stare in casa ha fatto crescere in maniera esponenziale l’ascolto one to one».

Cosa intende quando parla di tipologia di repertorio allargata?
«Cambio di repertorio. La chiusura delle scuole e l’utilizzo della didattica a distanza, ad esempio, ha comportato su YouTube un aumento del consumo di musica per bambini superiore al 30%. Ma l’incremento è stato notevolissimo pure nel catalogo, perché oggi l’80% dello streaming mondiale è costituito dai grandi successi. Questo anche per la diminuzione di novità sul mercato, visto che le difficoltà ad andare in tournée spingono diversi grandi artisti a pubblicare di meno».

Alcuni hanno addirittura cambiato modo di comunicare.
«Alcuni pubblicano solo su Tik Tok o sui social. E la cosa, pure dal punto di vista economico, ha un suo impatto, trasformando le piattaforme social in veri e propri distributori di musica. Questo anche se poi il contenuto audiovisivo immesso ha una durata di appena 30 secondi. Su Tik Tok c’è una forma d’intrattenimento che, se si vuole, ha sostituito un po’ la televisione».

Questo non può non condizionare pure il resto del mercato.
«Quando i contenuti d’intrattenimento più apprezzati durano 20-30 secondi, la soglia di attenzione si abbassa notevolmente. E non è un caso che si siano iniziate a produrre serie tv con puntate della durata di 20 minuti e che molte canzoni durino oggi 2 minuti e mezzo invece dei canonici 3».

Prospettive?
«Nel 2019 il mercato fisico aveva evidenziato un incremento straordinario del vinile (costringendo le fabbriche ad adottare per la stampa liste d’attesa anche di un anno) e quel boom continua. Solo che s’è spostato quasi totalmente sull’e-commerce, vale a dire su Amazon, Ibs, Music First, Mondadori, Feltrinelli, solo per fare qualche esempio».

Perché?
«Per due fattori; la chiusura di molti punti vendita causa pandemia e la possibilità di ricevere a casa esattamente il prodotto cercato, visto che oggi gran parte dei titoli sono realizzati in più formati con conseguente difficoltà per i negozi di averli tutti a disposizione. A questo va aggiunta la scomparsa degli ‘instore’, i cosiddetti ‘firmacopie’ che sfruttavano la presenza dell’artista in negozio per mettere a bilancio, pure sul versante del supporto fisico, fatturati importanti».

Quindi il mercato della musica non tornerà quello di prima.
«No. Ci saranno molti punti vendita in meno, l’e-commerce renderà stabile domanda e offerta di vinili, il cd rimarrà fortissima crisi, mentre lo streaming continuerà a crescere. Frattanto pure il mondo della radiofonia ha cambiato pelle. Le emittenti si sono trasformate in radiovisione, ovvero radio da vedere, andando ad occupare lo spazio che un tempo era di Mtv e degli altri canali musicali. Insomma, pure nell’epoca dello stream le radio continuano a sostenere la musica, ma in modo nuovo». fonte -https://www.quotidiano.net/